Questo articolo nasce anche da una canzone.
Se vuoi entrarci davvero, ascoltala mentre leggi.
Passiamo la nostra vita a correre.
Corriamo al lavoro.
Corriamo a un appuntamento.
Corriamo dietro agli impegni.
Corriamo dietro alle scadenze.
Corriamo dietro alle tendenze del momento.
Corriamo dietro alle amicizie.
Corriamo dietro alla persona che ci piace.
Corriamo dietro alla vita.
Ogni mattina ci alziamo con la sensazione di essere già in ritardo. Guardiamo l'orologio ancora prima di guardarci allo specchio. Iniziamo la giornata rincorrendo il tempo e la concludiamo con la lista delle cose che non siamo riusciti a fare.
"Lo farò domani."
Quante volte ce lo ripetiamo?
E quel domani diventa dopodomani, poi la settimana prossima, poi "quando avrò un attimo". Peccato che quell'attimo sembri non arrivare mai.
Così ricominciamo da capo. Con un pensiero in più, un'attività in più, un'altra casella da spuntare. È un meccanismo che si autoalimenta: più facciamo, più abbiamo la sensazione di dover fare ancora.
L'orologio non si ferma. Il tempo non ci aspetta.
E noi continuiamo a correre.
Ma mi chiedo una cosa.
Stiamo davvero correndo verso qualcosa, oppure stiamo semplicemente scappando da qualcosa?
Forse corriamo perché fermarci significa ascoltare i nostri pensieri. Significa fare i conti con le nostre paure, con le nostre insicurezze, con quella domanda che rimandiamo da troppo tempo: sono davvero felice?
Allora riempiamo ogni spazio libero.
Un impegno in più.
Un progetto in più.
Un'uscita in più.
Un obiettivo in più.
Come se lasciare mezz'ora vuota nella giornata fosse un fallimento.
Eppure, a forza di rincorrere tutto, rischiamo di perdere proprio quello che conta davvero.
Perché la felicità, forse, non è avere sempre qualcosa da fare.
Forse è avere una stabilità economica che ci faccia vivere sereni. È una famiglia con cui condividere il tempo. Sono relazioni sane. È la salute, fisica e mentale. È svegliarsi senza l'ansia di dover dimostrare qualcosa a qualcuno.
Viviamo in una società che ci insegna a puntare sempre più in alto.
Più risultati.
Più soldi.
Più produttività.
Più successo.
Sempre di più.
E finiamo per convincerci che fermarsi significhi restare indietro.
Io sono il primo a cascarci.
Non sono capace di stare con le mani in mano. Se dopo una settimana pesante mi concedo qualche ora sul divano o mi addormento nel pomeriggio, la prima sensazione è quasi di colpa. Mi sembra di aver buttato via del tempo.
Poi però ci penso.
E mi accorgo che forse quello non era tempo perso.
Era il tempo di cui avevo bisogno.
Il tempo in cui lasci il telefono sul comodino, chiudi il computer, ti sdrai sul letto senza fare niente e, per una volta, smetti di rincorrere il mondo.
Forse il vero lusso oggi non è avere più tempo.
È concedersi il permesso di non riempirlo tutto.
Perché una vita piena di impegni non è necessariamente una vita piena.
A volte è semplicemente una vita troppo rumorosa per riuscire ad ascoltare se stessi.
E allora, ogni tanto, BASTA CORRERE!
Fermati.
Respira.
Guardati intorno.
Magari scoprirai che la vita che stavi rincorrendo alla fine era già lì.