Giovedì 5 Febbraio mi è stato chiesto di tenere una testimonianza sulla mia vita nel mio nuovo oratorio, a Monza, davanti a tanti ragazzi e ragazze del decanato.
Nel Vangelo Gesù parla di due case: una costruita sulla sabbia e una costruita sulla roccia.
Esteriormente sembrano uguali, ma quando arriva la tempesta, solo una resta in piedi.
Per molto tempo ho pensato che la mia casa fosse solida. E invece, senza accorgermene, stavo costruendo sulla sabbia.
Vengo da un oratorio che per anni è stato casa mia.
Lì sono cresciuto, ho vissuto relazioni, servizio, fede.
Poi, piano piano, qualcosa si è incrinato.
Non per un singolo episodio, ma per un insieme di cose: incomprensioni, stanchezza, forse anche ferite non dette.
A un certo punto mi sono allontanato.
E quando ti allontani da un luogo che era casa, spesso non perdi solo un posto… perdi anche un pezzo di te e, a volte, della tua fede.
In quel periodo mi sentivo un po’ così: senza fondamenta.
Facevo cose buone, incontravo persone, ma dentro sentivo che mancava qualcosa.
La fede c’era ancora, ma era fragile.
Come una casa che regge finché non arriva il vento giusto.
È in questo momento che ho incontrato Fraternità.
Non come soluzione magica, ma come luogo dove ho iniziato a respirare di nuovo.
Lì ho riscoperto una fede semplice, concreta, fatta di relazioni vere.
Ho capito che la roccia non è l’organizzazione perfetta, ma persone che camminano insieme guardando nella stessa direzione.
Dentro Fraternità ho incontrato Sara, che avete conosciuto prima e che, senza fare grandi discorsi, mi ha accompagnato fin qui.
Non mi ha spinto, non mi ha convinto: mi ha portato.
E questo fa la differenza.
Perché quando qualcuno crede in te prima ancora che tu riesca a farlo, ti rimette in piedi.
Arrivando qui, all’oratorio di Monza, ho provato una cosa semplice ma potentissima: mi sono sentito accolto.
Non giudicato per il passato, non interrogato sul perché fossi qui, ma semplicemente accolto.
Qui ho ritrovato persone, fede, relazioni.
Qui ho ricominciato a costruire, lentamente, sulla roccia.
Oggi capisco meglio quel Vangelo.
La roccia non è non cadere mai, ma sapere dove tornare quando cadi.
Io ho costruito sulla sabbia, la casa ha tremato, ma Dio non ha smesso di cercarmi.
E attraverso persone, luoghi e accoglienza, mi ha rimesso su fondamenta più vere.
Per questo oggi posso dire GRAZIE! E ricominciare.

